Il Testarolo di Pontremoli
Il testarolo è sicuramente una delle bandiere culinarie della Lunigiana intera, uno dei prodotti più conosciuti della Lunigiana, al pari del suo cugino, il panigaccio di Podenzana, nonché, nella sua versione originale e artigianale, presidio Slow Food.
Piatto della tradizione antica presente anche sulle tavole più povere, il testarolo di Pontremoli altro non è che una sorta di pane azzimo, non lievitato, composto da farina, acqua e sale, ma ciò che lo rende unico è la sua cottura insolita all’interno del testo pontremolese, contenitore di ghisa postosulla fiamma viva.
Una volta cotto nel testo, la preparazione del testarolo però non è ancora finita: viene infatti tagliato “a losanghe”, a piccoli rombi che vengono nuovamente cotti qualche minuto in acqua bollente, proprio come un piatto di pasta, viene poi condito, solitamente con pesto alla ligure o con parmigiano e olio IGP delle colline della Lunigiana
Oggi sono più pochi i produttori che realizzano il testarolo in modo tradizionale con i testi di ghisa posti direttamente sul fuoco a legna, un procedimento complesso e dispendioso, ed esistono numerose attività industriali che producono eccellenti testaroli per l’esportazione ma, una volta assaggiato quello originale non è possibile confondersi: quello vero, prodotto dai contadini o dalle aziende agricole del pontremolese ha una consistenza corposa, caratterizzata dai piccoli fori formati durante la cottura e un sapore inconfondibile frutto della cottura lenta sul fuoco a legna.
Se non lo avete ancora assaggiato, vi consigliamo una visita a Pontremoli, la vera e unica patria del Testarolo, che ogni anno viene celebrato con il “Testarolo Pride”, rassegna gastronomica che vede coinvolti i ristoranti locali con menù celebrativi del prodoto, ma è possibile trovarlo anche durante tutto l’anno e il suo sapore unico e antico vi catturerà.








